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PROSSIMI INCONTRI

con Svamini Atmananda

danzatrice kuchipudi e bharatanatyam

MARGA: SPETTACOLO DI DANZA CLASSICA INDIANA

Venerd́ 4 Aprile 2014 alle ore 21,00

Teatro Groggia, Sestiere Cannaregio 3161, Venezia

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SEMINARIO DI DANZA KUCHIPUDI

Sabato 5 Aprile, ore 15,30 - 18,30

CZ95 Centro Culturale Zitelle 95, Giudecca, Venezia


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SEMINARIO DI DANZA KUCHIPUDI

Domenica 6 Aprile, ore 10.30 ­ 13.30

Associazione Danzastorie, Calle del Teatro 1, Sacca Fisola, Venezia



Incontri organizzati nell'ambito del festival NATYAKALA.



per ulteriori informazioni:
info@danzaindiana.it

oppure:

mariannabiadene@gmail.com

 

 

danzatrice statualibro arte danza india

RECENSIONI:

LAMPI DI LUCE
Arte e movimento nella cultura dell’India


di Suddhananda Giri

pagine 280 - cm 17 x 24
Illustrazioni e tavole a colori
Isbn: 978-88-96642-20-7
Prezzo: 32.00 euro

EDIZIONI LAKSMI

 

 


Il passo fa crescere nelle membra

l'ansietà del cammino;

parole impazienti risuonano nell'animo

al ritmo della danza
sotto la serra.

Rabindranath Tagore

 

La danza, come la musica e il canto, è una delle forme espressive che nella cultura dell'India sono considerate non solo forme artistiche ma raffinati linguaggi spirituali.
La parola ‘danza’ male si presta a rispecchiare la complessa realtà coreutica indiana, in cui appunto la dicotomia occidentale tra il teatro e la danza, si assottiglia enormemente.

 


Nel campo delle arti performative la danza indiana occupa una posizione molto speciale.
In essa vi è la combinazione di movimenti del corpo, delle mani, di espressioni del volto e degli occhi con un accompagnamento musicale che esalta il tema che la danza vuole descrivere; un tema che può avere un carattere religioso, mitologico, leggendario o tratto dalla letteratura classica.
I termini sanscriti con cui ci si riferisce alla danza confermano tale affermazione. Essa è suddivisa, infatti, in tre categorie: natya, nrtta e nrtya.
Nel dramma e quindi nella danza classica indiana la preoccupazione non è tanto rivolta all’esatta imitazione del reale; piuttosto si osserva il desiderio di suscitare emozioni capaci di stimolare l’immaginazione dello spettatore. È questa l’idea dell’abhinaya. Questo termine spesso tradotto con ‘arte istrionica’ è spiegato da un verso del Natyashastra in cui si legge: “Quando la rappresentazione dei deva (dèi), dei daitya (demoni), dei re, dei capofamiglia e delle loro attività quotidiane è espressa attraverso i gesti del corpo e tutto ciò che è a essi correlato, si ha il natya ” (Natyashastra, I,121).
Sia l’artista sia lo spettatore hanno una parte attiva nel conseguimento del fine dell’opera d’arte: il godimento estetico, il rasa. La profonda relazione tra l’attore-danzatore e lo spettatore impone che entrambi posseggano qualità specifiche; inoltre è in tale legame che si cela il nocciolo della teoria estetica: l’idea di bhava e rasa. Bhava viene generalmente tradotto con ‘emozione’ mentre rasa con ‘sentimento’ o con ‘gusto’.
La danza indiana è un’arte basata sulla trasmissione orale del sapere e quindi sulla stretta relazione tra il maestro e il discepolo.
Nella cultura tradizionale indiana si osserva un certo disinteresse nei confronti dell’identità degli artisti o rispetto al tentativo di collocare gli eventi storicamente.
In questa luce tracciare la storia esatta della danza non è quindi sempre facile.