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Pañca Mahabhuta - I cinque elementi dell’anima



sabato 27 settembre 2014
dalle ore 21,00


“La mente è il luogo di tutti i pensieri, il cuore è il luogo di raccolta di tutte le conoscenze.”

Per Torino Spiritualità, l'Unione Induista Italiana propone un’introduzione all’arte e alla spiritualità induiste a partire dai cinque elementi, Pañca Mahabhuta. Seguendo l’ordine d’emanazione della cosmogonia tradizionale, si infonde la percezione dello spazio attraverso il canto, dell’aria attraverso il flauto bansuri, del fuoco con la danza kuchipudi, dell’acqua con il sitar e della terra con il canto devozionale bhajan.


PROGRAMMA

21,00 – 21,30 Canto hindustani
21,30 – 22,00 Flauto bansuri
22,00 – 23,25 Danza kuchipudi
23,25 – 00,30 Sitar
00,30 – 1,00 Bhajan



Presso: Cineteatro Baretti
(Via Giuseppe Baretti 4, Torino)

per ulteriori informazioni:
info@danzaindiana.it

 

 

danzatrice statualibro arte danza india

RECENSIONI:

LAMPI DI LUCE
Arte e movimento nella cultura dell’India


di Suddhananda Giri

pagine 280 - cm 17 x 24
Illustrazioni e tavole a colori
Isbn: 978-88-96642-20-7
Prezzo: 32.00 euro

EDIZIONI LAKSMI


Il passo fa crescere nelle membra

l'ansietà del cammino;

parole impazienti risuonano nell'animo

al ritmo della danza
sotto la serra.

Rabindranath Tagore

 

La danza, come la musica e il canto, è una delle forme espressive che nella cultura dell'India sono considerate non solo forme artistiche ma raffinati linguaggi spirituali.
La parola ‘danza’ male si presta a rispecchiare la complessa realtà coreutica indiana, in cui appunto la dicotomia occidentale tra il teatro e la danza, si assottiglia enormemente.

 


Nel campo delle arti performative la danza indiana occupa una posizione molto speciale.
In essa vi è la combinazione di movimenti del corpo, delle mani, di espressioni del volto e degli occhi con un accompagnamento musicale che esalta il tema che la danza vuole descrivere; un tema che può avere un carattere religioso, mitologico, leggendario o tratto dalla letteratura classica.
I termini sanscriti con cui ci si riferisce alla danza confermano tale affermazione. Essa è suddivisa, infatti, in tre categorie: natya, nrtta e nrtya.
Nel dramma e quindi nella danza classica indiana la preoccupazione non è tanto rivolta all’esatta imitazione del reale; piuttosto si osserva il desiderio di suscitare emozioni capaci di stimolare l’immaginazione dello spettatore. È questa l’idea dell’abhinaya. Questo termine spesso tradotto con ‘arte istrionica’ è spiegato da un verso del Natyashastra in cui si legge: “Quando la rappresentazione dei deva (dèi), dei daitya (demoni), dei re, dei capofamiglia e delle loro attività quotidiane è espressa attraverso i gesti del corpo e tutto ciò che è a essi correlato, si ha il natya ” (Natyashastra, I,121).
Sia l’artista sia lo spettatore hanno una parte attiva nel conseguimento del fine dell’opera d’arte: il godimento estetico, il rasa. La profonda relazione tra l’attore-danzatore e lo spettatore impone che entrambi posseggano qualità specifiche; inoltre è in tale legame che si cela il nocciolo della teoria estetica: l’idea di bhava e rasa. Bhava viene generalmente tradotto con ‘emozione’ mentre rasa con ‘sentimento’ o con ‘gusto’.
La danza indiana è un’arte basata sulla trasmissione orale del sapere e quindi sulla stretta relazione tra il maestro e il discepolo.
Nella cultura tradizionale indiana si osserva un certo disinteresse nei confronti dell’identità degli artisti o rispetto al tentativo di collocare gli eventi storicamente.
In questa luce tracciare la storia esatta della danza non è quindi sempre facile.