danzatrice bharatanatyam

danza espressione

 

natya

La parola ‘natya’ che, come si è visto, è usata soprattutto con riferimento all’arte drammatica deriva dalla radice sanscrita nrt che significa ‘danzare’. Da natya nasce inoltre il termine nata con cui si intende comunemente l’attore ma che mantiene il significato primario di ‘danzatore’. Questo potrebbe suggerire che gli antichi drammi indiani fossero principalmente danzati e che in essi il ritmo e la poesia giocassero un ruolo fondamentale rispetto all’azione. Ciò venne ribadito anche da Rabindranath Tagore che riferendosi a essi scrisse: “our very word for dramas or play, nataka show that dance was its essential feature.
Accanto al termine ‘natya’ si incontrano spesso dei sinonimi evocativi della vera natura del dramma indiano; essi sono rupaka, drsyakavya o preksakavya. La parola rupa con cui si definisce qualcosa avente forma, è presa dal mondo della letteratura dove è impiegata per designare una figura retorica, la metafora. Ciò avviene perché anche nel dramma si stabilisce uno stato di non differenza tra il personaggio e l’attore chiamato a rappresentarlo. drsyakavya esprime invece l’idea di un poema che viene ammirato anziché letto. Da questi titoli sembra mancare il riferimento all’azione, nell’accezione del termine propria del contesto teatrale occidentale.
I comportamenti e le azioni delle persone colte nelle situazioni più diverse è la materia del natya. In esso sono ritratti il dovere, la pace, il riso, la guerra, l'amore e l'odio. Tutto questo ha il fine di incoraggiare e donare saggi consigli. Ma il natya ha anche un compito molto importante che consiste nell'aiutare gli esseri umani a conseguire i quattro scopi della vita: l'osservanza delle leggi, l'ottenimento dei giusti mezzi, il piacere, la liberazione dai vincoli dell'ignoranza.
Lo zelo nello studio dell’arte di comunicare presente nei trattati risponde in prima istanza a una elaborata teoria estetica da cui traggono origine la maggior parte delle arti in India.
Tale teoria si fonda sul presupposto che l’arte è soprattutto un’esperienza cooperativa in cui intervengono più interlocutori. L’analisi del termine abhinaya lo dimostra; esso è composto, infatti, dal prefisso abhi (verso) e dalla radice ni (condurre); dalla loro unione si ha quindi il significato di “condurre l’esecuzione di un dramma alla comprensione da parte dello spettatore” (Natyashastra, III, 6).
Sia l’artista sia lo spettatore hanno una parte attiva nel conseguimento del fine dell’opera d’arte: il godimento estetico, il rasa. L’idea di rasa nel tempo è stata oggetto di due studi distinti: da un lato è diventata il perno della speculazione filosofica da parte di molte scuole di pensiero religioso e dall’altro è stata studiata come tecnica di esecuzione artistica.